I promessi sposi di Alessandro Manzoni è il primo romanzo storico della letteratura italiana, preceduto dall’edizione del Fermo e Lucia, venne pubblicato nel 1827 e nell’edizione definitiva rivista dall’autore nel 1840. Nella Lettera Sul romanticismo al Marchese Cesare D’Azeglio,  Manzoni dichiara che la letteratura deve avere il:<< vero per soggetto>>, il romanzo è, infatti, ambientato in Lombardia nel 1630 e rivive gli eventi più importanti di quell’anno, dai tumulti di Milano alla peste del 1629-1631. Al centro della storia c’è l’amore di Renzo e Lucia che viene ostacolato da Don Rodrigo, il signorotto del paese. Don Abbondio doveva celebrare le nozze tra i due innamorati ma viene minacciato da due bravi, il curato impaurito si rifiuta di presiedere alla celebrazione. Renzo, Lucia, insieme alla madre di lei, Agnese, e Padre Cristofaro, guida spirituale dei protagonisti, cercano una soluzione. I tentativi di Renzo dall’avvocato Azzeccagarbugli e di Padre Cristofaro al castello di Don Rodrigo falliscono. Così il Padre organizza la fuga dei due innamorati a Milano. Renzo vive a Milano i tumulti di San Martino contro il rincaro del pane, viene incarcerato per un discorso tenuto contro i potenti. Lucia trova rifugio in un convento dove viene affidata a Gertrude, la monaca di Monza. in convento Lucia verrà rapita da un signore incaricato da Don Rodrigo, l’Innominato, che porta Lucia  al suo castello. a questo punto Lucia fa voto di castità in cambia della libertà, la giovane impietosisce il suo rapinatore che impietosito la libera. Lucia vive le ” sciagure milanesi”: la discesa dei lanzichenecchi i il diffondersi dell’epidemia della peste. Di peste muore Don Rodrigo mentre Padre Cristofaro, anche lui malato di peste, scioglie il voto di castità e i due possono finalmente sposarsi. 

Tra i tanti temi del romanzo vogliamo soffermarci sull’epidemia della peste che occupa i capitoli XXXI fino al XXXVI. La malattia viene inizialmente sottovalutata dalle autorità, solo il cardnale Federico si prodriga nell’assistenza dei malati in uno scenario sempre più desolante. Milano è ormai deserte e trasformata in un grande cimitero, accanto alle vicende dei due innamorati, Manzoni si sofferma sulla morte per la peste di una bambina, Cecialia, mentre il suo corpicino viene portato ci viene descritto il profondo dolore della madre.  Il personaggio è descritto accostando coppie di termini in antitesi collegati da forme oppositive e negative: «[…] una giovinezza avanzata ma non trascorsa […] una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale […] la sua andatura era affaticata, ma non cascante…».

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