Nel Medioevo abbiamo visto la diffusione del tema della danza macabra nella pittura e nella musica, un memento mori ( ricordati che devi morire) che ci ricorda la caducità della vita soprattutto in un periodo di pandemia come quello della peste del 1348. Prima ancora di essere rappresentata in arte o in musia le Danze macabre erano delle rappresentazioni sacre e misteriche, lo stesso termine “macabro” nasce proprio in relazione a queste rappresentazioni. 

In origine le rappresentazioni prendevano il nome di ” Danze dei Maccabei ” e ricordavano la morte di sette fratelli mutilati e sbeffeggiati davanti alla propria madre. I sette fratelli, imperturbabili nella loro fede ebraica, rifiutarono di mangiare carne di porco anche se costretti e vennero uno a uno portati di fronte al re Antioco IV, fatti a pezzi e uccisi, ciascuno però proferendo le proprie parole finali di risolutezza e fede. Così i cristiani durante queste rappresentazioni sacre si prendevano per mano e iniziavano a professare la propria fede e la propria devozione; le danze divennero sempre più articolate e venne introdotto un personaggio vestito da Morte che scambiava battute con i fedeli. Dalle rappresentazione possiamo notare come ogni personaggio indossasse abiti che mostrano lo status sociale di appartenenza, vengono raffigurati anche il Papa e il re proprio perché la morte non risparmia nessuno. A mano a mano che la rappresentazione si svolgeva la Morte sceglieva un personaggio da sacrificare che veniva portato fuori dal cerchio. Le figure che prendevano parte al rituale erano rigorosamente ventiquattro e i dialoghi tra loro e la Morte sono caratterizzati da battute amare e rassegnate per l’inevitabile destino. Accanto alla rappresentazioni iniziarono a diffondersi filastrocche e ritornelli da recitare, ricordiamo qui Les Vers de la Mort  del monaco cistercensa Helinand de Froidmont, una poesia del XII secolo che anticipa i temi tipici delle successive Danze Macabre. 

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