Autrice: Giovanni Boccaccio
Casa editrice: Bur Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 1851

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I grandi classici non smettono mai di parlare ai lettori di tutti i tempi ed è proprio il caso del Decameron di Boccaccio, una raccolta di cento novelle scritte tra il 1347 ( anno dello scoppio della peste in Europa) e il 1351 ( secondo la tesi di Vittore Branca) o il 1353 ( secondo la tesi di Giuseppe Billanovich). Il libro racconta di 3 ragazze e 7 ragazzi che si rifugiano nella campagna fiorentina per sfuggire alla peste nera che stava dilagando in tutta Europa. Per occupare le ore del primo pomeriggio ogni giorno, tranne il venerdì e il sabato, i ragazzi si incontrano e ognuno di loro racconta una novella secondo una regola precisa: viene eletto un re il quale decide il tema da cui devono trarre ispirazione gli altri nei loro racconti. Nella struttura del Decameron la peste, e tutto ciò che è esterno alle novelle, ha la funzione di cornice, infatti, la raccolta si apre con un’immagine drammatica della condizione di Firenze nel 1348 che contrasta poi con il tono delle novelle. La causa di questo << cominciamento>> è la malattia sconosciuta che viene così descritta dall’autore:<< nascevano nel cominciamento d’essa a’ maschi e alle femine parimente o nella anguinaia o sotto le ditella certe enfiature, […] le quali i volgari nominavan gavoccioli. E dalle due parti del corpo predette infra brieve spazio cominciò il già detto gavocciolo mortifero indifferentemente in ogni parte di quello a nascere e a venire: e da questo appresso s’incominciò la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere o livide >>. In questo tragico panorama i rapporti umani iniziano a subire i primi rallentamenti fino a quando le persone iniziano ad avere paura gli uni degli altri, i parenti e gli amici iniziano a vedersi di rado, leggiamo le parole di Boccaccio stesso:<< E lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell’altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano>>. 

In questa sede abbiamo deciso di non analizzare le novelle ma di riprendere alcuni aspetti della cornice del Decameron da cui possiamo apprendere come seppure siano passati dei secoli gli eventi e gli atteggiamenti umani si sono ripetuti in modo similare. L’isolamento dei dieci ragazzi ci riporta al nostro lockdown di marzo e aprile dove non era possibile uscire dalle nostre case, l’appuntamento giornaliero dei ragazzi ci ricorda il nostro appuntamento sui balconi per cantare tutti insieme e sentirci un po’ più vicini, gli scenari di una Firenze senza più vita ci riporta alla mente le immagini delle nostre città vuote o la vista di Papa Francesco che cammina in una Piazza San Pietro mai stata così vuota. La distanza e la paura delle persone che incontriamo per strada sembrano proprio ricalcare gli atteggiamenti dei fiorentini nel 1348. In questa ripresa lenta ognuno di noi potrebbe rileggere le pagine del Decameron e cercare tutte le somiglianze tra i fatti e i comportamenti umani accaduti nel 1348 e la pandemia dei nostri giorni, ognuno di noi potrebbe sorprendersi di come un grande classico non smette mai di insegnare.

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