Autrice: Massimo Gramellini
Casa editrice: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2020
Pagine: 279

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Come racconteremo ai nostri nipoti della pandemia che ha sconvolto in pochi mesi tutto il mondo? C’era una volta adesso dimostra l’importanza del condividere le paure e le angosce causate dal virus Covid-19 diventato ormai il centro di ogni conversazione. Il protagonista del libro, Mattia, è un bambino di nove anni che vede a poco a poco restringere il mondo intorno a sé, prima una festa di compleanno ristretta, poi la chiusura delle scuole e infine la chiusura tra le quattro mura domestiche, quest’ultima è la chiusura più difficile che dovrà affrontare il protagonista. Il mondo inizia a cambiare, la madre, ironicamente chiamata T’Ansia, obbliga i suoi figli ad usare mascherina e igienizzante in maniera ossessiva, nessuno può più abbracciare e baciare le persone care perché bisogna rispettare la distanza di almeno un metro. Inizialmente Mattia, come ogni bambino, è felice della chiusura delle scuole ma a poco a poco inizierà a sentire la mancanza dei suoi amici e compagni ormai visibili solo attraverso uno schermo, gli unici contatti visivi sono quelli con i vicini che si danno appuntamento per cantare ogni giorno ognuno dai propri balconi. Nel chiuso della sua casa Mattia sarà costretto ad analizzare la realtà della sua vita, fare i conti con un padre assente che invade forzatamente gli spazi della sua quotidianità durante il lockdown. Con l’aiuto della sorella Rossana e di sua nonna riuscirà a vivere questo stravolgimento totale della sua vita, un’esperienza che segnerà per sempre la sua crescita.

Massimo Gramellini in C’era una volta adesso riesce ad esprimere in modo semplice e diretto le emozioni profonde provate da un bambino nei mesi più stringenti del lockdown. Il Covid-19 ha unito nella sofferenza e nella tensione tutto il mondo, ci ha mostrato le nostre debolezze e fragilità, ha ribaltato in pochi giorni le nostre giornate. Leggendo il romanzo percepiamo tutto questo senza la presenza di inutili sentimentalismi, e iniziamo anche noi lettori a pensare al giorno in cui racconteremo di questa esperienza ai nostri figli o nipoti, questi eventi così sofferti ma che ci hanno ricordato l’importanza della condivisione e del contatto tra le persone, tutto quello che di più caro abbiamo visto toglierci.

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